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TRADIZIONI: LE ‘NZAMMARUCHELE NELLA RETE ITALIANA DI CULTURA POPOLARE

TRADIZIONI: LE ‘NZAMMARUCHELE NELLA RETE ITALIANA DI CULTURA POPOLARE Categoria: Altro
Data: 21/05/2012 ore 12:11:30

BICCARI – “Le 'nzammaruchèle biccaresi sbarcano nella Rete italiana di Cultura popolare, il circuito che unisce tutti i patrimoni culturali d'Italia”. Ad annunciarlo, Rosanna Tursilli, consigliera delegata alla Cultura per il Comune di Biccari.
Le “'nzammaruchèle”, canti sull’altalena, rappresentano veri e propri rituali di corteggiamento in musica. Nei mesi scorsi, Tursilli aveva avviato la pratica, affinché fossero riconosciuti ed inseriti nel prestigioso network, che, tra le altre cose, dà la possibilità a Biccari di diventare una delle sedi dell'Università itinerante, disseminate su tutto il territorio nazionale. Lo scopo, promuovere incontri, laboratori per sensibilizzare e far conoscere la cultura popolare.
“La storia locale e la tradizione popolare testimoniano, nei loro multiformi aspetti – osserva Tursilli – , la secolare cultura di una popolazione, sino a risalire alle origini della vita comunitaria. È compito della collettività impegnarsi a tenere viva la memoria, provvedere alla conservazione, la promozione, la valorizzazione, lo studio e la ricerca della cultura del proprio paese”.
In tal senso, lo scorso 7 dicembre, le tradizioni canore di Biccari erano state inserite nell’Archivio sonoro della Puglia. Nell’occasione a Bari era stato presentato il progetto di consultazione audio, messo a punto dall’associazione Altrosud d’intesa con la Direzione generale per gli Archivi del Mibac e la Regione Puglia.
“Il canto – osserva il sindaco Gianfilippo Mignogna – era per quei ragazzi qualcosa di simile a ciò che oggi definiamo ‘network’: un momento di pura evasione da quella società patriarcale, piena di pettegolezzi, di comari invidiose e di pregiudizi. Insomma, l’unico mezzo attraverso per comunicarsi le passioni. Riscoprire quelle tradizioni e diffonderle oggi significa promuovere il nostro territorio, con la sua cultura e la sua gente. Affermare la propria specificità è un passaggio necessario nell’era della globalizzazione anche culturale”.

LA SCHEDA/Che cosa erano le ‘nzammaruchele
Le canzoni erano tutte in ottava rima alternata, il primo verso con il terzo, ed il secondo con il quarto e così via. La caratteristica principale è la forma dialettale, tramandata nelle rime attraverso le generazioni, senza mai trovare trascrizione vera e propria. Il tema delle canzoni era come sempre l’amore, che si trasforma in odio, in sdegno quando non veniva corrisposto. Per cui esistevano, canzoni d’amore, di sdegno e di lagnanza. 
Venivano cantate sull’altalena, nel periodo di Carnevale. L'altalena era formata da un pezzo di legno (à léun) che fungeva da sedile, collocato su una corda spessa (zoca) che veniva legata all'interno della casa, ad uno degli anelli presenti sul soffitto, o all'architrave sull'uscio della porta d'ingresso. In quest'ultimo caso l'altalena nel dondolare fuoriusciva e rientrava dall'abitazione.
Generalmente i partecipanti al gioco erano due donne,raramente due uomini e ancor più di rado un uomo ed una donna. Essi sedevano spalla a spalla e si davano la spinta col piede sinistro, intonando a turno il medesimo verso che la seconda voce riprendeva con piccole variazioni melismatiche. Nelle case in cui si cantava vi si riunivano amici e parenti, e spesso i padroni di casa invitavano di proposito chi aveva una bella voce e conosceva bene i canti. Cantare gli 'nzammaruchèle costituiva quasi una specializzazione, anche se i cantanti non venivano retribuiti ma si accontentavano dell'ospitalità. Quando ci si riuniva per cantare venivano organizzate vere e proprie feste, si mangiava, si beveva,e a volte ballava.